La Messa della notte di Natale al San Lorenzo

Nel Santuario di Maria Ausiliatrice ci siamo ritrovati in tanti per celebrare il Natale di Gesù. Di seguito riportiamo l’omelia del nostro direttore.

Un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.

In questa notte santa le antiche profezie sono compiute. 

Mentre scorrono gli avvenimenti voluti dai potenti, i soli riconosciuti dalla storia, avviene qualcosa di insignificante agli occhi del mondo, qualcosa che però tocca la vita di una mamma e della sua famiglia 

Per molti è la nascita di un bambino, come tanti, che al massimo può costituire un numero per l’imperatore di Roma, che ha decretato il censimento di tutta la terra. 

In questa notte, invece, il senso della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, da una città verso una grotta, dal tempio a un campo di pastori. A Natale, la storia, ricomincia dagli ultimi.

Mentre a Roma si decidono le sorti del mondo, mentre le legioni mantengono la pace con la spada, in questo meccanismo perfetto di regioni e province, di procuratori e questori, di tribuni e governatori, nasce un bambino, sufficiente a mutare la direzione della storia. 

Dio ha dato nuovo inizio alla storia è racchiuso in un avvenimento oscuro come quello che riguarda la vita di tante persone che non contano agli occhi dei grandi. 

A Betlemme non nasce un Royal Baby.
Non si fanno gadget sulla sua nascita e i giornali non parlano di lui, la notizia non impazza sul web.  

Eppure da quel giorno noi iniziamo a contare i nostri giorni perché inizia un tempo nuovo per l’umanità: “il popolo che vagava nelle tenebre vide una grande luce”!

Andiamo con il nostro cuore a Betlemme e lì troviamo una mamma, giovane e inesperta. 

Diede alla luce il suo figlio, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia

Proviamo a pensare a quella mamma, a cui poco prima anche le porte della locanda più brutta e malfamata erano state chiuse e che sola, senza l’aiuto di nessuno, dà alla luce il suo bimbo, lo avvolge nelle fasce e non lo stringe neppure un attimo a sé. 

Ma lo mette in una mangiatoia. Lo fa diventare già simbolicamente nutrimento per ciascuno di noi.

Maria lo depose. Lo mise in basso. La Vergine Madre porta il suo bimbo al nostro livello.

Dio ha smesso di guardarci dall’alto al basso! Dio ha smesso di indicarci e di guardarci da lontano, Dio si è fatto nostro fratello e ha iniziato a camminare con noi e a farsi nostro fratello in tutto.

Natale è il più grande atto di fede di Dio nell’umanità, Dio scommette sugli uomini, e scommette ciò di cui cosa più preziosa non ha: suo figlio. 

Sì: a Natale Dio ci ricorda che noi non dobbiamo vergognarci di noi stessi!

Possiamo guardare verso noi stessi senza vergogna, così come siamo, perché Gesù di Nazareth non si è vergognato di entrare nella nostra carne diventando uno di noi. Se uno non riesce, se non è all’altezza degli standard dominanti, che impongono la riuscita come criterio del vivere, allora è da scartare. In mezzo a tutto questo scarto, in un mondo in cui non si aggiusta più niente, ma che è tutto usa e getta, in cui la parola riparare è diventata sostituire resta qualcosa? 

Sì, rimane questa nostra umanità ferita, irrequieta, confusa: rimane e grida l’attesa di qualcosa che ci liberi da una situazione che sembra senza via d’uscita. Dio sceglie proprio questa situazione umana, che nessun tentativo sembra in grado di cambiare, per sfidare la cultura dello scarto con la novità di uno sguardo che esalta il valore infinito di ogni singolo uomo.

“Non temere, perché non dovrai più arrossire; non vergognarti, perché non sarai più disonorata” (Is 54,4). Ecco la sfida che Dio lancia al nostro modo così accanito di guardarci secondo la nostra misura o quella degli altri. 

Nella lettera che Papa Francesco ha scritto sul Presepio inizia a riflettere a partire dal cielo stellato e dalla notte. Egli afferam:

Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).

Andiamo ancora a Betlemme. Pensiamo un attimo di essere soli, appena affacciati alla porta della capanna, e preghiamo Maria con le Parole di Madre Anna Maria Canopi, per tanti anni badessa del “nostro” monastero dell’Isola di San Giulio. Scrive questa poesia nella notte di Natale del 1971, mentre contempla il presepio e il cielo stellato si specchia nelle acque del lago d’Orta.

Se tu volessi, o Madre,
darmi in braccio un momento,
solo un momento, il tuo Bambino;
se tu volessi passarmelo così addormentato,
lo terrei lievemente sulle braccia.
Lievemente, per non fartelo svegliare.
Vorrei sentire quanto è dolce il suo peso
e soave il suo respiro
con le labbra socchiuse ancora umide di latte.
Se tu volessi, o Madre,
cedermi un momento, solo un momento, il tuo Bambino,
mi colmerei di gioia per tutti i giorni della mia vita

Buon Natale!