Cari ragazzi,

il mese di gennaio ci conduce alla festa di don Bosco. Una delle sue frasi più celebri dice così: «L’educazione è cosa di cuore e Dio solo ne ha le chiavi». Il cuore per don Bosco è il cuore biblico, il luogo in cui l’uomo decide l’orientamento da dare alla sua esistenza, fortifica la sua volontà e opera scelte concrete, la prima delle quali è l’opzione fondamentale della sua vita.

 Un educatore che sapeva motivarsi e motivare

Don Bosco non è un teorico dell’educazione, preoccupato di elaborare un suo sistema pedagogico. Egli è essenzialmente un educatore, un formatore, che propone ideali, traccia progetti di vita con sapienza e buonsenso, commisurandoli alla realtà di ogni giovane e al concreto ambiente in cui egli può crescere e maturare.

Non elaborando una teoria ciò ha fatto sì che la sua prassi educativa superasse il suo tempo e i confini di uno spazio e di una cultura.

Un educatore aperto al futuro

Don Bosco, peraltro, si apre all’accoglienza dei nuovi fermenti, dei nuovi bisogni della società ottocentesca, cercando di corrispondervi con cuore appassionato e creativo. Egli condivide il convincimento che la persona umana si realizza nell’amore e, perciò, deve essere educata all’amore e con cuore. Questa educazione conosce uno sviluppo nei ragazzi che vivevano a Valdocco, le cui fasi sono: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere.

Davvero educata è la persona coerente con le sue convinzioni interiori, che sa operare scelte responsabili, non indotte dalla spinta e dal trascinamento dell’ambiente o dall’adeguamento supino ad esso.

Un educatore che parla al cuore

Alla base dell’educazione sognata da don Bosco c’è la scoperta e il riconoscimento pieno dell’altro, che si realizza nell’incontrarlo, ossia nel raggiungerlo nella profondità del suo cuore. Don Bosco era convinto che «per educare bisogna scendere col proprio cuore nel cuore del giovane e, quando questo risponde, tutta l’educazione è assicurata».

Benché non avesse mai usato il termine reciprocità, don Bosco ha tenuto questa parola, di fatto, come filigrana nascosta del suo pensiero pedagogico e della sua opera educativa. 

Un educatore che sa dialogare

Don Bosco ha vissuto sempre in compagnia con i giovani, ha consumato la sua vita al loro servizio e si è arricchito dei loro valori, della loro generosità, in una circolarità educativa che non ha permesso mai si spezzasse o s’interrompesse.

Nel modello dialogico della reciprocità, i protagonisti dell’incontro sono chiamati ad essere soggetti attivi, capaci di realizzare l’interscambio creativo, con l’attenzione alta a non far precipitare nessuno dei soggetti impegnati nell’atto educativo nel mondo dei mezzi, facendoli uscire dal regno dei fini. Con parola più semplice, il principio della reciprocità per don Bosco ha significato educare a vivere insieme nel modo più degno possibile.

Vi ricordo gli appuntamenti principali del mese.

Per la scuola media Mercoledì 8 e Giovedì 9 gennaio i colloqui generali genitori ed insegnanti, avendo ormai concluso il primo trimestre. 

Per il liceo l’open night di venerdì 10 gennaio a partire dalle ore 17,30.

Domenica 26 gennaio, alle ore 16,00, ci ritroveremo tutti in Duomo per celebrare con tutti gli allievi delle scuole salesiane e gli amici di don Bosco la S. Messa in suo onore. Quest’anno sarà con noi Don Francesco Cereda, vice superiore mondiale della Congregazione Salesiana. 

Il giorno 31 gennaio, infine, un altro momento di festa per tutti gli allievi delle scuole.

A tutti voi auguro un sereno 2020: il Signore ci accompagni, ci guidi e ci protegga!

Don Giorgio