Cari ragazzi,

all’inizio del mese di maggio eravamo soliti dirvi di rimanere concentrati per la “volata finale”: le vacanze di Pasqua oramai erano concluse, le gite di più giorni terminate e ci voleva un po’ più di impegno per lo sprint finale! L’esempio calzava proprio bene se pensiamo che più o meno tutti, anche i non appassionati di ciclismo, uno sguardo al Giro d’Italia lo davano, almeno per vedere se si conosceva il nome di chi “era in rosa”.

  • Niente maglia rosa invece quest’anno.
  • Niente torneo di calcio nel cortile della scuola media, o come qualcuno diceva prima di sospendere la scuola, “quello serio”, non quello a “squadre miste”.
  • Niente simulazioni per le prove della maturità per gli allievi di quinta liceo.

Ma siamo sicuri che i nostri calendari si stiano solamente svuotando? Che cosa ci rimane in questo momento in cui la vita, inaspettatamente, è cambiata così tanto. È importante che ce lo chiediamo e scriviamo nel nostro cuore ciò che stiamo imparando per poterne fare memoria quando torneremo alla normalità.

Condivido con voi tre idee:

Non tutto dipende da me

Nella nostra vita qualcosa può andare storto anche se tutte le premesse erano positive. Un bel progetto, con basi sicure, può saltare perché qualcosa di colpo cambia. Questo fa andare in crisi il modello di persona riuscita che spesso ci viene presentato e secondo cui si è realizzati se si è artefici della propria sorte. Davvero “faber est suae quisque fortunae”? Davvero vali se sai costruirti da solo il tuo futuro? Davvero l’affermarti, l’andare bene a scuola, l’avere relazioni positive dipende solo da te?

Basta che un granello di polvere entri in qualche invisibile ingranaggio che tutto il sistema si ferma, ciò ci fa capire quanto siamo fragili e bisognosi gli uni degli altri. Nel mese di Maggio, che la Chiesa dedica in modo particolare a Maria, il Papa ci offre questa riflessione:

“La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre sente tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. E questo una mamma sa farlo!”

Dunque Maria non ci abbandona nelle nostre difficoltà, ci accompagna, non ci toglie la fatica del momento, perché sa che è per noi, anzi la permette e ci aiuta ad affrontarla.

Vivere, non subire

Se le cose stanno così allora perché non lasciarle andare come devono andare? In fondo che cosa posso fare? È meglio vivacchiare e mettere in pratica la legge fisica che in fondo bisogno tendere al massimo con il minimo sforzo.
La tentazione sta proprio qui: nel pensare che fare o non fare, in fondo, sia la stessa cosa. Con la fede semplice e forte dei contadini don Bosco diceva ai suoi ragazzi riprendendo la frase di sant’ Ignazio di Loyola: “Fai come se tutto dipendesse da te e prega come se tutto dipendesse da Dio”. Tiriamoci su le maniche, partendo col fare bene in ogni momento quello che siamo chiamati a fare.

La realtà supera l’idea

Tante volte questo concetto l’ha ribadito il Papa. La nostra fede non ci fa vivere in una dimensione parallela e neppure ci tiene chiusi gli occhi davanti ad un problema. Anzi: credere ci aiuta ad affrontare la realtà con il desiderio di scoprirne il senso profondo ed ultimo, perché ogni cosa ha un perché più grande e più profondo di quello che possiamo vedere in superficie. Vivere con i piedi per terra e il cuore in Cielo ci fa capire come Dio quotidianamente ci parla attraverso la realtà. Don Luigi Giussani ricorda così la figura della madre: “Mi ricordo benissimo mia mamma che, ad un certo punto, mentre stava lavando i piatti, si fermava, c’erano ancora tutti i piatti da lavare, e si fermava, c’erano ancora tutti i piatti da lavare, e si fermava, ho capito da grande che, per un istante pregava. Neanche i più grandi filosofi potevano immaginare una cosa del genere, che un gesto così immanente al livello delle cose naturali potesse fiorire nella sua dimensione di rapporto con l’infinito, come l’offerta a Dio di un atto che si fa.”

Crediamo che Maria sia davvero ancora la nostra maestra proprio come è stata presentata a don Bosco nel sogno dei nove anni. Prepariamoci alla festa di Maria Ausiliatrice perché siamo certi delle parole del nostro padre: “Credete in Maria Ausiliatrice e vedrete cosa sono i miracoli!”

Non ci sarà una processione eppure coltiviamo nel nostro cuore la voglia di camminare insieme. Forse alle dovute distanze, ma mai da soli!

Don Giorgio