Cari ragazzi,

nei giorni scorsi abbiamo intervistato alcuni di voi, qualche professore, alcuni salesiani e tanti altri che ogni giorno vivono la loro missione al San Lorenzo, facendo loro una domanda: “Tu cosa ruberesti a don Bosco?

I video che abbiamo raccolto hanno messaggi talmente belli che lascio a loro la stesura di questa lettera. Ogni risposta è come il tassello di un mosaico prezioso che ci fa capire che tesoro grande sia per noi don Bosco.

Elisabetta, di quarta liceo, risponde così: “Io a don Bosco ruberei la capacità di attrarre i miei compagni verso il bene, perché come lui spesso diceva: “Non rimandate a domani il bene che potere fare oggi perché forse donami non avrete più tempo!”

Anna, un’universitaria che ha appena finito il servizio civile da noi, dice: “Io gli ruberei la passione per la musica, in grado di trasformare ogni momento buio in un momento di pura gioia da condividere insieme agli altri”.

Marcello, che sta finendo la terza media, con la sua voce squillante non ha dubbi: “Io a don Bosco ruberei l’allegria, la capacità di sorridere anche nei momenti bui, così da potere contagiare tutti voi con un sorriso”

Il nostro cuoco Lele non lascia i fornelli, ma continuando a girare il sugo per la pasta, dice: “A don Bosco ruberei la capacità di tenere insieme tutti gli ingredienti per dare gusto alle cose, la forza, l’energia per i ragazzi e la pazienza (che non ho!)”

Pietro ex-allievo che sta facendo il noviziato al Colle don Bosco ci manda la sua risposta: “Io prenderei gli occhi di don Bosco, in grado di parlare e di volere bene con uno sguardo. Occhi in grado di guardarsi intorno e di vedere la realtà, capire dove fare il bene, ma soprattutto occhi in grado di vedere l’Invisibile”

Marco, preside del liceo, a don Bosco ruberebbe una cosa che l’ha sempre affascinato: “La sua capacità nel credere in un sogno e di farlo diventare realtà. Perché questo sogno continua ancora!”

Giulia, anche lei ex-allieva ed ora novizia salesiana a Roma, ci manda il suo video contenente un furto importante: “Io a don Bosco ruberei la passione, quella passione che nasce dalla profonda relazione con Dio e dalla certezza di volere salvare le anime. È ciò che l’ha spinto a dare risposte creative ai bisogni dei giovani del suo tempo”.

Roberto insegna storia e filosofia. A don Bosco ruberebbe “l’intelligenza nella fede. Don Bosco capiva il periodo in cui viveva, capiva la sua epoca, la crisi industriale della Torino dell’epoca. Ma contemporaneamente cambiava le cose con una grande fede”

Don Succi è il “saggio del san Lorenzo”. Con i suoi novantotto anni e la sua grande fede non può che andare all’essenziale: “gli ruberei il grande amore che aveva verso i giovani, particolarmente quelli più bisognosi”.

Una mamma non ha voluto fare il video, ma ha lasciato la sua richiesta: “A don Bosco porterei via la sua mamma. Ha saputo essere mamma di tanti ragazzi a Valdocco ed essere vicina ai primi salesiani”.

Davide, educatore della nostra opera, che sa far cantare (bene) anche i più stonati del mondo, parla direttamente dal cortile: “Io a don Bosco ruberei l’amorevolezza, la capacità di stare in mezzo ai giovani e ai ragazzi e con una buona parola all’orecchio parlare loro anche di Dio”.

Anche io ho voluto rubare una cosa a don Bosco: le sue mani. Hanno saputo pregare, benedire e lavorare sempre per il bene dei giovani e la gloria di Dio, tanto da “farlo morire di fatica” per una vita donata totalmente agli altri.

Caro don Bosco i tuoi ragazzi di Novara ti hanno rubato un po’ tutto. Per te non è un’esperienza nuova, già lo dicevi ai tuoi ragazzi di Valdocco: “siete tutti ladri, mi avete rubato il cuore”!

Dunque, da buon padre, Il 31 gennaio dal Paradiso dona loro ciò di cui hanno più bisogno.

Don Giorgio