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Parlano i Pinocchi

Ci avevano detto che dovevamo fare i bravi ragazzi. Ci avevano detto che la nostra storia era già scritta, racchiusa nei capitoli di un vecchio libro o nei binari dritti che gli adulti scelgono ogni giorno per noi. Ma noi – i Pinocchi di questo laboratorio teatrale – abbiamo gambe di legno che fanno tric  trac, un cuore che pulsa a mille e nessuna voglia di essere semplicemente “per bene”. Volevamo recitare, cantare, ballare. E ieri sera, lo abbiamo fatto davanti a una platea stracolma.

È stato un trionfo. Un successo travolgente fatto di ritmo serrato, applausi scroscianti a scena aperta e pura energia Rock and Roll.

Non volevamo la solita recita scolastica: abbiamo preso Pinocchio e lo abbiamo fatto fuggire dalla sua stessa favola per scaraventarlo nell’ignoto, alla ricerca di un ruolo che non fosse già deciso da qualcun altro. Siamo naufragati nei mondi degli altri, stravolgendo i classici: abbiamo corso un vero rischio nel bosco di Cappuccetto Rosso; abbiamo sfidato i venti tra le “paggine du llibro” di Cenerentola; ci siamo specchiati nelle fragilità del Brutto Anatroccolo; ci siamo persi e ritrovati nella nevrosi di Biancaneve e infine abbiamo sfidato addirittura il potere insieme al Gatto con gli Stivali. In ognuna di queste tappe abbiamo cercato ospitalità, certo, ma soprattutto abbiamo cercato noi  stessi. È stato un viaggio caotico, ironico, a tratti faticoso, ma straordinariamente estraniante.

Se il pubblico ieri sera ha applaudito fino a farsi venire le mani rosse, non è stato solo per il ritmo della musica o per le nostre battute. È perché sul palco abbiamo portato noi stessi, senza filtri. Lo spettacolo è stato il nostro megafono: “Ascoltateci. Non vogliamo essere perfetti, vogliamo essere  autentici”.

Non dateci risposte preconfezionate. Lasciateci lo spazio per una crescita personale che sia davvero nostra, originale e, se necessario, anche un po’ sgangherata. Alla fine, la domanda è rimasta sospesa nell’aria: siamo riusciti a ritrovare la strada per tornare nel nostro mondo? Decisamente no. Abbiamo solo scoperto che il nostro mondo siamo noi, quando siamo liberi di esprimerci.

Il sipario è calato, ma il rumore di quegli applausi e le vibrazioni del rock ce li porteremo dentro per un bel pezzo. Ieri sera non è nato il solito ragazzino perbene. Ieri sera, su quel palco, è nata una generazione che non ha paura di fare rumore. Tric trac, il viaggio continua!