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Liceo e Università in dialogo

Lungo tutto l’arco dell’anno scolastico, gli studenti del nostro liceo hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza didattica molto arricchente. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi  del Piemonte Orientale (UPO), tutte le classi hanno partecipato a seminari e sessioni di laboratorio che hanno aperto una finestra concreta sul mondo della ricerca scientifica.

La professoressa Giulia Pinton, ricercatrice di Biologia cellulare e applicata presso l’UPO, ha incontrato le classi seconde per una lezione dedicata al lungo e complesso percorso che porta alla nascita di un farmaco. Giorgia Fanchiotti della 2^B racconta come il seminario abbia ribaltato alcune sue certezze:

“Da sempre la medicina ha avuto un’importanza fondamentale nella vita delle persone e spesso ho sentito l’espressione “la speranza è nel farmaco”. Tuttavia, non avrei mai immaginato quanto fosse  complesso e impegnativo progettarne uno.”

Alcuni dati in particolare l’hanno sorpresa:

“per arrivare a sviluppare un nuovo farmaco è necessario studiare tra le ottomila e le diecimila molecole e servono dai dodici ai quindici anni di ricerca”.

Le classi quarte hanno invece partecipato a una conferenza tenuta dalla docente Ubaldina Galli, che – come racconta Giorgia Prandi della 4^A – si è dimostrata

“estremamente preparata e coinvolgente, offrendo una panoramica chiara e interessante del settore chimico-farmaceutico. Attraverso esempi concreti e vicini alla nostra realtà quotidiana, è riuscita a rendere più accessibili anche i concetti più complessi, stimolando la curiosità e la partecipazione attiva di noi studenti.”

Un aspetto che l’ha colpita in modo particolare è stato il contatto diretto con docenti e ricercatori  universitari, sottolineando che «questo ha permesso agli studenti di porre domande, chiarire dubbi e avvicinarsi in modo più concreto al mondo accademico», trasformando queste lezioni in un dialogo vivo.

Il momento più atteso è arrivato con la visita ai laboratori dell’UPO. Le classi seconde si sono recate presso la sede universitaria, dove hanno potuto toccare con mano, letteralmente, quello che avevano ascoltato in aula. Giorgia Fanchiotti descrive l’esperienza con entusiasmo:

«Inizialmente abbiamo osservato al microscopio ottico delle cellule coltivate in capsule di Petri, nello specifico cellule epiteliali, analizzandone la forma e il comportamento. Successivamente abbiamo partecipato attivamente  all’esperimento, preparando nuovi terreni di coltura all’interno delle capsule di Petri, lavorando sotto cappe biologiche per mantenere un ambiente sterile. Sempre sotto le cappe, per evitare contaminazioni, abbiamo prelevato una piccola quantità di cellule dalle capsule di Petri già utilizzate e le abbiamo inserite in nuove capsule contenenti terreno fresco.»

Non si trattava di una simulazione, ma di lavoro reale che ha permesso  di mettere in pratica ciò che viene insegnati ai ragazzi durante le lezioni ordinarie.

Infatti, Giorgia aggiunge:

“È stato molto interessante utilizzare strumenti professionali e seguire procedure precise, proprio come veri ricercatori. Alcune di queste nozioni le avevo già studiate nel mio percorso scolastico, ma poterle vedere dal vivo e soprattutto sperimentarle direttamente mi ha aiutata a comprenderle meglio.”

Quello che emerge dai racconti degli studenti va ben oltre l’acquisizione di nozioni scientifiche.

Giorgia Fanchiotti condivide:

«Ho compreso meglio come funziona realmente la ricerca scientifica: non solo teoria, ma anche precisione, collaborazione e rispetto di procedure rigorose. Inoltre, lavorare in un vero laboratorio mi ha aiutato a  sviluppare maggiore attenzione e senso di responsabilità

E ancora:

«questa esperienza è stata formativa perché mi ha fatto riflettere sul mio futuro, facendomi scoprire un possibile interesse verso il campo scientifico e della ricerca.»

Anche per le classi più grandi, il valore dell’iniziativa guarda avanti. Come ricorda Giorgia Prandi, l’esperienza si è rivelata

“particolarmente utile anche in vista del futuro  percorso di studi, offrendo un primo confronto con l’ambiente universitario”.

La collaborazione con l’UPO rappresenta per il nostro istituto un esempio di come scuola  e università possano costruire insieme percorsi formativi più ricchi, più reali e più vicini al futuro che i nostri ragazzi stanno per affrontare.