Il 7 novembre si è tenuta presso il forte di Bard l’undicesima edizione di Meteolab, un incontro scientifico aperto a tutti, studiosi e appassionati, dedicato alla climatologia e alla meteorologia.
Noi abbiamo potuto seguire l’incontro in streaming. Questa edizione era dedicata in particolare al tema dell’acqua, una risorsa fondamentale, soprattutto nelle regioni alpine, da preservare e proteggere. Nell’incontro, la risorsa idrica è stata confrontata con varie testimonianze di diversi studiosi. Il nostro intento è quello di concentrarci soprattutto sull’esposizione di Luca Mercalli, un meteorologo e climatologo, molto conosciuto grazie alla sua frequente partecipazione al programma televisivo “Che tempo che fa”. Egli ha voluto considerare e trattare il tema dell’acqua soprattutto attraverso la neve. È partito dal concetto che misurare i dati relativi al clima è fondamentale, perché, proprio come per l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, anche per il clima, senza numeri e misure è inutile fare un qualsiasi tipo di programmazione.

Per sostenere questa tesi ha mostrato dei grafici che misuravano la “febbre” della Terra, ovvero l’aumento della temperatura che si verifica nel corso del tempo. Per quanto riguarda la neve è però più complicato misurarla, e ha portato dei grafici come esempi.
Ha mostrato le statistiche relative alla città di Torino, nella quale si è verificata la serie di rilevazioni di neve più lunga al mondo. Le osservazioni giornaliere cominciarono infatti addirittura nel 1787. Osservando i grafici da lui esposti durante la presentazione, abbiamo potuto notare
come, nel corso degli anni, abbiamo avuto sempre di più una diminuzione della quantità media di neve.

Questo è dovuto alle temperature più elevate registrate negli ultimi anni. Nel corso del tempo abbiamo anche sviluppato nuove tecniche per l’osservazione della neve, come ad esempio le snowcam, che sono puntate su un’asta graduata fissa, e ci permettono quindi di poter recuperare dati anche senza aver un operatore sul posto. Dai grafici di alcune località mostrati da Luca Mercalli abbiamo potuto vedere una forte diminuzione dell’innevamento negli ultimi anni, soprattutto in quote minori, dove si registrano diminuzioni che vanno dal 20% fino al 40%. Inoltre, la resistenza della neve al calore è minima, sciogliendosi subito all’inizio del periodo primaverile, incidendo in modo significativo sul turismo. Non mancano però grandi nevicate, che presentano a volte caratteristiche inattese per quanto riguarda la “qualità”. Un punto a nostro parere importante dell’incontro è stato quando ha parlato dell’importanza di rispettare l’accordo di Parigi, il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima nel dicembre 2015. Esso stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici ed è stato siglato tra gli stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Mercalli ha spiegato che se noi riuscissimo a rispettare l’accordo (cosa che non stiamo facendo), potremmo avere un aumento della temperatura di due gradi, mentre se non lo rispettassimo si potrebbe verificare un aumento di ben sette gradi, e quindi la neve in alcuni posti sparirà quasi completamente. Un effetto che si potrebbe avere nel caso in cui non si rispettasse l’accordo lo potremo verificare in Groenlandia, dove vi è il rischio che il livello del mare possa salire dai 5 ai 9 metri, provocando così un mutamento a livello geografico, con migrazioni di popoli o altre conseguenze. Queste considerazioni fanno capire quanto sia importante la non mutevolezza del livello dell’acqua  Un altro intervento fondamentale è stato quello riguardante il piano di tutela delle acque, istituito nel 2006, strumento finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici. Negli ultimi anni si sta procedendo all’aggiornamento di questo piano di tutela, perché siamo consapevoli che esiste un problema legato al cambiamento climatico e si inizia a prenderne coscienza sugli effetti già concreti che ci sono. Il compito dell’amministrazione è quello di fornire strumenti in modo che la politica faccia le scelte adeguate. Il piano di tutela non consiste soltanto in vincoli e limitazioni, ma si occupa anche di interventi mirati ed è qui che bisogna capire come i cambiamenti climatici influiranno. Per uscire da questi problemi ci deve essere un’ampia partecipazione pubblica.

La condizione climatica è un problema di tutti. La costituzione e i diritti vanno a braccetto con il discorso climatico, in quanto l’attenzione per l’emergenza climatica deve essere un discorso politico e centrale e non più marginale, come lo era prima. Bisogna fare in modo che ci sia, dunque, un orientamento concreto e definito e non mutevole con altrettanti ritardi. La paura è che ci si stia avvicinando sempre di più verso l’inevitabile e che se non ci coordiniamo tutti per risolvere il problema, arriveremo ad un punto di non ritorno dove l’unico quesito sarà: “Come i cambiamenti climatici incideranno sulla nostra vita?”