Cosa vuoi fare da grande?” Chissà quante volte vi avranno fatto questa domanda. 

Inizia così don Gigi a parlare ai “suoi” ragazzi di Novara. Sono venuti a Chieri in tanti, ha detto il Direttore all’inizio della Messa, non solo perché don Bosco vi ha trascorso, come lui stesso afferma nelle sue memorie, “gli anni più belli della sua vita”, ma anche per dire grazie a don Gigi che per ventidue anni si è donato ai ragazzi del San Lorenzo di Novara.

Continua così l’omelia di don Gigi: “Cosa farò l’anno prossimo?” Cominciano a chiedersi gli amici e le amiche di terza e con essi i loro genitori, consapevoli che si tratta di una scelta importante, non definitiva, certo, ma comunque significativa, una scelta che indica già una direzione.

I primi anni dei 10 che il giovane Giovanni Bosco trascorre qui a Chieri, sono proprio segnati da questa domanda, dalla ricerca del senso da dare alla propria vita. A quale stato, forma di vita, orientarsi. 

Don Bosco aveva un “sogno”, un ideale. Grande. E non si lascia fermare dalle difficoltà, dalle situazioni ostili, dal “buon senso”. Poteva un contadino dei Becchi, orfano, povero, figlio di analfabeti o quasi, studiare, diventare prete? Certo che no! E invece… sappiamo com’è andata a finire. Carissimi ragazzi e carissime ragazze, sappiate sognare, sappiate alzare lo sguardo, non accontentavi, non lasciatevi tarpare le ali con la scusa della concretezza. Puntate in alto. Il papa direbbe: “non state sul divano”, aspettando che arrivi il momento buono, ma alzatevi e datevi da fare.

Chi sogna in grande, chi punta in alto, realizzerà certamente qualcosa di bello. Senza dimenticarsi che è necessario non scoraggiarsi, mai, è necessario lavorare sodo, rischiare. Per realizzare il suo sogno, Giovanni Bosco ha lasciato casa e famiglia ed è venuto qui, in quella che per lui era una grande città sconosciuta. Ha chiesto aiuto, ha elemosinato vincendo la vergogna, si è cercato lavoretti per mantenersi, studiava di notte, perché di giorno lavorava, ha dormito in un sottoscala… Insomma, non ha aspettato che qualcuno facesse le cose per lui. Si è rimboccato le maniche, si è dato da fare!

Don Bosco è diventato un grande della storia perché non si è preoccupato di se stesso, ma degli altri, perché è stato capace di “servire”, sempre e comunque, come Gesù: “che non è venuto per essere servito, ma per servire.”

Giovanni, infine, vive in amicizia con Dio. La preghiera personale, la partecipazione all’Eucaristia, la confessione, gli incontro di catechesi e formazione sono parte essenziale delle sue giornate. Egli sa che se vuole realizzare qualcosa di grande non può che farlo con il Signore a fianco. Non può che lasciarsi guidare da Lui, non può che fare della Sua Parola il punto di riferimento della propria vita. D’altronde l’abbiamo sentito nel brano evangelico: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano.”

Ecco allora, carissimi ragazzi e ragazze, il mio augurio per ciascuno di voi. Abbiate un sogno, sforzatevi di realizzarlo, senza temere la fatica e l’impegno, senza sotterfugi e scappatoie; mettete gli altri al centro della vostra vita, facendovi servi; coltivate amicizie sane e robuste che vi facciano crescere, tirando fuori il meglio di voi; lasciatevi guidare dal Signore, che non ha a cuore altro che la nostra felicità.